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Criteri per la 104, rivediamoli per colpire chi ne abusa

11 Gen 2017
agf

"Furbetti", "abusivi", "lavoratori imboscati". Negli ultimi giorni sui giornali ho letto tanti appellativi per indicare chi approfitta vergognosamente dei benefici della Legge 104. Ne manca uno però, secondo me, quello che perfettamente identifica questi personaggi: "truffatori".

Così vanno chiamati coloro i quali godono dei tre giorni al mese di permesso retribuiti per assistere familiari malati e poi si vanno invece a divertire disputando un'intensa partita di calcetto piuttosto che partire per un viaggetto in qualche capitale europea.

Come ben raccontato dalla stampa in questi giorni, l'INPS ci dice che negli ultimi cinque anni c'è stato un aumento dal 22,5 al 34% di coloro che per disabilità personale o dei familiari hanno usufruito della 104; sappiamo inoltre che nel pubblico impiego è il 13,5% dei dipendenti a beneficiare di questa legge contro l'appena 3,3% del privato.

E ancora: in Sardegna ci sarebbe il 18,3% d'insegnanti di ruolo disabili gravi o con parenti affetti da grave disabilità, mentre in Umbria ben il 26,3% del personale docente fa riferimento alla 104. Ora - lungi da me generalizzare - è evidente che si debba intervenire per stanare chi abusa di diritti fondamentali senza averne necessità. Lo dobbiamo ai conti dello Stato e dell'INPS ma, soprattutto, lo dobbiamo a chi è malato o a chi ha un parente davvero in gravi condizioni da accudire: è senso civico, oltre che legalità.

Legalità, già: quella in cui, praticamente, agiscono tutti coloro i quali sono esentati da determinate attività, perché le prescrizioni non se le fanno certo da soli ma vengono redatte dalle commissioni mediche. E qui si scade nel ridicolo, da Nord a Sud senza distinzioni: a Como, per esempio, ci sono operai assunti dal Comune e divenuti magicamente impiegati; a Palermo, 270 netturbini hanno mostrato dei certificati dove c'è scritto che no, le strade non le possono proprio spazzare per inidoneità temporanea.

Tutto questo crea danni veri, perché restano scoperti dei servizi essenziali per i cittadini: basti pensare alla situazione in Calabria dove, per esempio, ci sono ottanta psicologi che si trovano negli uffici amministrativi anziché aiutare i pazienti.

Vi sembra il quadro di un Paese civile? Lo ripeto: senza generalizzazioni né giustizialismo, dobbiamo intervenire per porre fine a ogni tipo di abuso in questi ambiti. Ho letto con attenzione le parole del sottosegretario alla salute Davide Faraone, tra l'altro genitore di una ragazza disabile, che vede nelle certificazioni il vero vulnus del sistema: dobbiamo capire chi e come le fa per sradicare questi abusi deprecabili da un punto di vista economico, professionale e umano.

Nei miei oltre vent'anni di politica ho combattuto - e vinto - tantissime battaglie sulla disabilità e l'handicap: farò di tutto perché anche questa sfida, complicatissima, si possa vincere. Ricordiamoci che la 104 nasce per i disabili e le loro famiglie e non confondiamo, ancora una volta, i diritti con i privilegi.

Niente caccia alle streghe ma una necessaria revisione dei parametri per concedere l'articolo 33 della 104: questo lo dobbiamo ai tanti che vivono un problema vero e che non usano la legge in questione per fare shopping.

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